|
La
determinazione era tanta, in quel lontano 1921, nel giovane artigiano
che, tornato dalla Grande Guerra, si inventò un giornale, questo
giornale.
Dopo
quattro anni di esperienza drammatiche, il suo primo pensiero fu per la
sua terra, deciso a fare qualcosa per favorirne l’inserimento nel
tumultuoso processo di cambiamento che era seguito al conflitto
mondiale. Negli occhi non aveva soltanto le immagini dei morti, dei
feriti, delle distruzioni, ma anche quelle di luoghi e ambienti nuovi e
diversi. E si era formato a contatto con un’umanità dolente ma ansiosa
di riscatto di cui aveva assimilato pensieri, giudizi, speranze.
Nessuno
però avrebbe scommesso sulla tenuta dell’insolita iniziativa editoriale.
I più benevoli la qualificavano come un "fuoco di gioventù". Il
tempo, pensavano, avrebbe ridimensionato tanta presunzione.
Assume
perciò particolare significato la vignetta che comparve a tutto campo
nella prima pagina del n. 13 del 10 luglio 1927, dedicata al compimento
dei primi sei anni di vita del giornale, disegnata dal fiorentino prof.
Riccardo de Bacci Venturu, che all’epoca era a Castelbuono per
restaurare il grande polittico di A. De Saliba, e che qui vogliamo
riprodurre: partendo da Castelbuono un gruppo di artigiani trascina
faticosamente il "bancarello", il piccolo tavolo di lavoro del
calzolaio, lungo la difficile strada della
valorizzazione dei nostri paesi, salutati dai "compatrioti d’America"
che lanciano messaggi di incoraggiamento da un aereo (e che, fino agli
anni ’ 50, diedero, in effetti, un forte contributo alla sopravvivenza
del giornale).
"Si
romperà la corda…" dice la didascalia "ma la marcia continuerà lo
stesso".
E così è
stato. A dispetto di ogni previsione il giornale è ormai giunto
all’ottantaquattresimo anno di vita: un traguardo davvero eccezionale
per qualsiasi organo di stampa, ma specialmente se di solo interesse
locale. |
 |
|
 |
Il merito,
come abbiamo sempre riconosciuto, è dei tanti amici che dal 1921, di
padre in figlio, lo hanno sostenuto affettuosamente, perdonandogli
insufficienze e imperfezioni, e della infinita schiera di collaboratori
che in un lungo arco di tempo hanno affidato alle sue pagine pensieri,
proposte, studi, problemi piccoli e grandi, contributi vari, assieme
alle notizie più diverse di cronaca quotidiana, facendolo diventare una
miniera inesauribile per chi ha voglia di percorrere a ritroso il lungo
e faticoso cammino della nostra terra sulla via dello sviluppo sociale
ed economico.
"Non
vogliamo vivere per vivere, ma vivere per migliorare", affermava fin dai
primi numeri il giornale.
A questa
volontà di progresso continuiamo ad essere fedeli, ed è questo il senso
della nostra presenza su Internet.
Le
Madonie |